CONTROESODO?!?!?!?

 

Ma come accidenti scegliamo le parole? E basta! Esodo, controesodo… Ma per favore. Gente che viaggia col trolley, la carta di credito, l’ipod… È un esodo questo? Ma siamo matti? Esodo è un passaggio importante, una scelta tormentata, un rinnovamento, un cambiamento epocale…

E controesodo? Cos’è un controesodo? Un esodo, stessa direzione, verso opposto? Quindi sempre esodo, tecnicamente… Un anti-esodo? Una manifestazione contro gli esodi? O gente che si è sbagliata? che si è pentita? che si è trovata a esodare per caso o avventatezza e ora torna all’ovile? Gente che torna a prendere qualcosa che ha dimenticato? Non può essere gente che torna a casa propria. Se vivi un esodo, non l’hai più, una casa, una patria… Speri di ritornare, ma è una speranza escatologica, non è che lo fai dieci giorni dopo essere partito.

E basta!!! Rispetto per le parole, le persone, gli esseri viventi, quelli non viventi, l’universo… Basta, a casa, zitti, che è meglio.

 

Ave

 

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NIDI DI VESPE

 

In un angolo della mia cassetta postale due vespe stavano tirando su uno splendido nido. Minuscolo e deliziosamente curato. Avete mai guardato un nido di vespe? È uno spettacolo, esteticamente, strutturalmente, biologicamente inteso. Queste due vespe allevavano un paio di piccoletti per volta, proteggendoli nelle loro cellette, dando loro cibo, con meravigliosa attenzione.

Il favo è piccolisssimo, non è mai cresciuto più di tanto, gli animali sanno benissimo di cosa hanno bisogno e non vanno oltre. Le vespe genitrici ormai mi conoscevano, e quando aprivo la cassetta per prendere la posta se ne stavano tranquille ad aspettare che io richiudessi. Spazio ce n’era, la cassetta è grande, la posta non le disturbava.

Così, anche stavolta ho potuto veder crescere delle vespette… che meraviglia!

Stamattina, il mio postino, o forse un temporaneo postino estivo, ha aperto la cassetta e ha staccato il nido, buttandolo a terra. E c’erano pure due piccole, dentro…

L’ho raccolto, ho cercato di risistemarlo e spero che i genitori tornino, certo, ma questa cosa mi intristisce, mi disturba profondamente, mi fa inc…are. Che incivili che siamo, noi umani. Non siamo capaci di convivere con delle vespette, figuriamoci tra di noi, grandi e grossi… Mah… Non siamo una specie così evoluta.

 

Ave

 

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PROSIT

 

Le Marche, dove vivo, e la Liguria, l’altro mio grande amore, sono mare e Appennini. Terre aspre e gentili, gente di poche parole e racconti che incantano, cibi sobri che sanno diventare raffinata voluttà. Terre di erbe selvatiche, così tante e così diverse che non basta una vita a incontrarle tutte.

Amo le erbe selvatiche. Con tante di queste si preparano, preparo cibi e bevande che è difficile raccontare. Le erbe non si comprano, non si catturano, non si possiedono, non si usano: si riconoscono, si raccolgono, se ne gusta il profumo, se ne assecondano le particolarità. È l’unico modo di goderne.

Ieri Rolando, grande cuoco e raccoglitore di storie di cucina, presentando il suo ultimo libro, ci ha offerto un suo liquore d’erbe, verde come clorofilla pura, profumato come doveva essere il giardino dell’Eden.

Ritrovare quello stato di grazia in un piccolo bicchiere.

Un pensiero alla vostra salute.

 

Ave

 

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E ricordi tanti e nemmeno un rimpianto

 

 

Video by IlgrandeMasna

 

Ave

 

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Ricordando Nanda e Faber

 

 

Video by papillux

 

Ave

 

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In ricordo di Fernanda

 

IL SUONATORE JONES

 

La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento - solo questo?
Mai una volta diedi mani all’aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.

 

Fernanda Pivano, traduzione di ‘Fiddler Jones’

 

 

Fernanda Pivano
Fernanda Pivano, Porto Ercole 1966,
fotografia di Ettore Sottsass

 

Il suo sito

 

Ave

 

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Uscite, per favore! (di Luna e di Venere)

 

 

Stanotte ho lavorato alla tesi, e verso le 4 e mezza sono uscita. Una notte da creazione del mondo: una congiunzione Luna-Venere, poco sopra il profilo dei monti delle Cesane, dalla bellezza quasi insopportabile, e più a sud anche Orione, e Marte, e tutto un cielo così insolitamente nitido e terso da lasciar vedere un’incredibile profondità di stelle, e la densità della Via lattea, e ancora stelle, dappertutto.

 

Sono stata col naso all’insù per un po’, e poi mi sono sdraiata sull’erba a guardare.. mmmhhh.. Una specie di viaggio nel tempo. Quando viaggio nello spazio senza avere intorno limiti che mi opprimono, allora sento che sto viaggiando anche nel tempo. Pure in barca a vela è così, quando c’è solo mare tutto intorno, da ogni parte.

 

Uscite, di notte. Se non quando avete orari pressanti di lavoro, almeno nelle cosiddette “vacanze”. Tirate tardi, o mettete la sveglia a una cert’ora. E scappate dalle luci, immergetevi nel buio più buio che trovate. Cercatelo, trovatelo. Guardate in alto e riprendete fiato. Guardate in alto, e riprendetevi la vita. Che a volte dimentichiamo da qualche parte, trascurata, spiegazzata, come fosse un po’ inutile, mentre andiamo di qua e di là, affannati, senza guardare in alto mai.

 

Un pensiero a chi invece non ce la fa, ad uscire. Perché troppo malato, troppo stanco, troppo solo. Un abbraccio forte, e quest’alba di oggi, per voi.

 

Ave

 

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Le Vent Nous Portera

 

Noir Desir - Le Vent Nous Portera, live A Evry 2002.
Du DVD ‘Noir Desir en Images’.

 

 

Video by Dextrous

 

Ave

 

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Ad Antonio e Michele

 

Un amico se ne va, e il dolore è immenso. Poi piano piano si stempera, si distribuisce lungo i giorni e si diluisce un po’, appena appena, quel tanto che serve a continuare a vivere. Ma arriva qualcosa che lui amava, o che avrebbe amato pazzamente. Ne avremmo discusso, avremmo riso insieme, avremmo ironizzato, saremmo stati generosi e cattivissimi. Signore, quanto mi manca. Mi sembra di averci parlato stamattina, di esserci visti ieri sera, di aver camminato con lui tutta la notte, fino all’alba, a raccontarci ogni cosa, a stare zitti insieme. E senti un buco dentro, e il dolore all’improvviso sembra insopportabile. È nelle cose “piccole” che si tocca l’infinito.
È stato così con Facebook. Mi sono iscritta da pochi giorni, ed è stato atroce non poter cercare Antonio e Michele, che se ne sono andati anni fa. Sarebbero stati qui, senz’altro. Quante ce ne saremmo dette. Quanto mi mancano. Un abbraccio a voi due, da questo pianeta, da questo universo. Un saluto dei nostri, ai miei due amici.

 

Ave

 

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Filofilosofia

 

Per gli amanti della filosofia, un grande pezzo degli eccelsi MP.

 

Dedicato agli esami che ho appena dato e a quelli che sto per dare.

 

 

Video, traduzione e sottotitoli by fgrilli

 

Ave

 

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